venerdì 1 aprile 2011

Ma quanto costano queste benedette rinnovabili? Solo 2,5 euro al mese

"2,5 euro al mese. Ecco quanto hanno pagato gli italiani per promuovere le "vere" rinnovabili nel 2010. Una cifra che ha inciso sui costi totali solo per il 5,5% e che serve ad assicurare lo sviluppo delle fonti pulite, rinnovabili, tecnologicamente vantaggiose per il sistema Paese, per l'occupazione e per la salute degli italiani. Occorre partire da questi dati per affrontare coerentemente il tema dei costi delle nostre bollette energetiche".
Così Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente.
Anche l'associazione ambientalista interviene nel dibattito acceso sulle cifre relative ai costi delle rinnovabili nelle bollette degli italiani.
Costi volutamente gonfiati dal ministro Romani, che fa finta di confondere impianti già incentivati con impianti per i quali è stata chiesta la connessione.
I primi comportano, infatti, costi reali di incentivazione.
A differenza dei secondi, per i quali è possibile solo avanzare previsioni di costi.
Previsioni più o meno attendibili.

Non è possibile ingannare i cittadini con lo spauracchio degli alti costi dell'energia del vento e del sole, senza fare prima chiarezza sui costi reali della produzione energetica. Tanto più, che tutti i sondaggi realizzati ad oggi, hanno dimostrato che gli italiani vogliono le rinnovabili e che, per questo, sono disponibili a pagare quote accettabili in bolletta. Sarebbe più utile e corretto allora informare su quanto andrebbe a pesare (e quanto ci costa già ora) l'eventuale ritorno del nucleare.

Verissimo, gli italiani hanno sempre dichiarato di volere le rinnovabili.
Nonostante la martellante attività di disinformazione condotta da certa stampa, Mediaset in testa.

Gli interessi in gioco sono troppo alti.
Gli italiani vogliono le rinnovabili?
Imparino, allora, a combattere per averle.
Perché i grandi gruppi energetici non le vogliono.

da paroleverdi  http://paroleverdi.blogosfere.it/ articolo di Mario Delfino

Il commento a caldo:
"Questa è la regola negli affari: "Fatela agli altri, perché loro la farebbero a voi"."  

Charles Dickens (1812-1870), scrittore inglese.

"La marijuana cura il cancro"


Molti ricorderanno l’articolo “Cancro e bicarbonato: è in arrivo l’orda dei camaleonti?”, nel quale avevamo denunciato la clamorosa retromarcia in extremis effettuata da Big Pharma sull’efficacia del bicarbonato nel combattere i tumori. 

In un articolo comparso su Repubblica il 28 agosto 2010, si leggeva quanto segue: “Il bicarbonato al posto dei chemioterapici. I farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia.” Ma qualcuno doveva essersi accorto della portata di quella affermazione, e poche ore dopo il testo veniva modificato in questo modo: “Gli antiacidi al posto dei chemioterapici? L'altra ricerca riguarda i farmaci antiacidità. Gli inibitori della pompa protonica generalmente adoperati per le ulcere gastriche potrebbero sostituire la chemioterapia.”

Il bicarbonato era scomparso di scena, diventando un generico “antiacido”, e del suo possibile uso come sostituto della chemioterapia non restava più traccia. (Fortunatamente noi avevamo salvato la pagina originale, e potemmo mostrare le due verisoni al confronto).

Ora in America è successa una cosa simile, ma forse ancora più grave, visto che ad essere coinvolto è lo stesso National Cancer Institute, l’autorità federale per antonomasia nella lotta contro il cancro.

Forse in un eccesso di leggerezza (o di onestà?) il 17 marzo scorso compariva sul sito del NCI la seguente affermazione: “I potenziali benefici della Cannabis medica per le persone affette dal cancro includono effetti entiemetici, stimolo dell’appetito, alleviamento del dolore e miglioramento nel sonno. Nella pratica oncologica integrativa il medico curante può raccomandare la Cannabis medicinale non solo per il controllo dei sintomi
 ma anche per il suo possibile effetto antitumorale diretto”.

Molti sanno già che la Cannabis ha un effetto antitumorale diretto, …

 … ma questa era la prima volta che il fatto veniva riconosciuto da un organo federale. Ed infatti sui mille blog pro-marijuana è esplosa una vera e propria festa, poichè un riconoscimento del genere significa automaticamente la rimozione della Cannabis dalla famigerata “Schedule 1” (*), la categoria che in USA raggruppa i composti chimici “ad alto rischio di assuefazione, e senza alcuna utilità medica”, ed una sua nuova collocazione nella “Schedule 3”.




Ma la festa è durata poco. Qualcuno infatti deve essersi accorto …

… che passare la marijuana alla “Schedule 3” avrebbe significato in pratica liberalizzarla per uso medico, e dieci giorni dopo la pagina del NCI è stata corretta in questo modo: “Per quanto non esistano ricerche importanti sulla sua pratica medica, sembra che i dottori che hanno in cura pazienti malati di cancro e che prescrivono la Cannabis medica, lo facciano soprattutto per combatterne i sintomi”.

In altre parole, la capacità antitumorale diretta della marijuana è completamente scomparsa dalla scena.


Ecco la pagina del NCI, come appariva il 17 marzo, e come appare a partire dal 28 di marzo.

Purtroppo per i signori di Big Pharma, il loro intervento in extremis si è rivelato un terribile boomerang, poichè sono ormai dozzine i forum e i blog americani che parlano apertamente di “cover-up” da parte degli enti governativi, e di “smoking gun” sulle loro vere intenzioni.

L’anno prossimo, con le elezioni presidenziali, il movimento per la liberalizzazione tornerà alla carica, ed è probabile che ottenga dei risultati importanti. Ma in ogni caso è ormai evidente che la contraddizione della marijuana non potrà più reggere a lungo. Specialmente quando la marijuana fu abolita – ufficialmente – per la presenza del TCH (il suo compostio psicotropico), e da due decenni ormai il THC è disponibile in farmacia come molecola sintetica.





da luogocomune.net http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3715 articolo di Massimo Mazzucco


Il commento a caldo:
"Vivere secondo la medicina moderna è un vivere orrendo."  


Carl von Linné (1707-1778), naturalista svedese.

Cadavere smembrato trovato nel Lodigiano

ANSA - Un cadavere smembrato e' stato trovato a lato del fiume Lambro a Orio Litta, accanto a un cassonetto dei rifiuti. La segnalazione e' arrivata alle forze dell'ordine da un ciclista che stava percorrendo la via Francigena. Sul luogo del ritrovamento non sono state recuperate ne' le mani ne' la testa del cadavere. Si tratta comunque di un uomo, anche se le condizioni del corpo renderanno particolarmente difficoltose le indagini dei carabinieri.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/04/01/visualizza_new.html_1528405815.html
Il commento a caldo:
Non so se sia in atto una specie di "strategia del terrore" o un impressionante degrado dei valori sociali e morali degli italiani...
In entrambi i casi però c'è poco da stare sereni.

Google: le denunce di Microsoft in Commissione Europea

Microsoft ha presentato alla Commissione Europea una denuncia nei confronti di Google facendo sentire il suo peso su una vicenda a proposito della quale l'istituzione aveva già iniziato ad indagare. A fine novembre scorso, la Commissione aveva dichiarato di aver promosso una serie di approfondimenti su alcune lamentele pervenute da società "rivali" del colosso di Mountain View con l'intento di verificare se Google, con un disegno ben preciso, abbia abbassato il ranking dei siti web che offrono servizi potenzialmente concorrenziali (ved. questo precedente articolo).

"Google ha fatto molto per progredire nella lodevole missione di organizzare tutte le informazioni disponibili a livello mondiale", ha commentato Brad Smith (Microsoft). "Siamo però preoccupati a proposito di una condotta vocata a bloccare altre realtà dallo sviluppare alternative competitive. Per questo abbiamo deciso di unirci ad una vasta schiera di aziende esponendo i propri timori riguardo il mercato delle ricerche".

Smith cita la Commissione Europea che ha confermato come Google, nel Vecchio Continente, detenga il 95% del mercato delle ricerche online mentre, si spiega da Microsoft, Bing e Yahoo! - negli Stati Uniti - verrebbero utilizzati, complessivamente, da un quarto degli utenti.
Secondo il gigante di Redmond, Google avrebbe poi costruito un muro attorno ai contenuti ed ai dati gestiti dalla società impedendo alle aziende concorrenti di fornire risultati agli utenti e di attrarre inserzionisti.
Microsoft ha fatto sei esempi per illustrare il suo punto di vista. Si parte col citare YouTube, il servizio di video sharing acquisito da Google nel 2006. Secondo Smith, la società fondata da Larry Page e Sergey Brin avrebbe messo in atto numerosi espedienti tecnici per impedire ai motori di ricerca rivali l'indicizzazione dei contenuti pubblicati sul servizio.

Nel 2010, sempre secondo Microsoft, Google avrebbe bloccato l'accesso ai contenuti YouTube da parte di tutti i possessori di telefoni Windows Phone offrendo la possibilità di consultare il servizio di video sharing solamente agli utenti Android. "L'applicazione YouTube che viene offerta sui dispositivi Windows Phone si comporta semplicemente come un normale browser web e non può integrare le funzionalità più evolute messe a disposizione sugli altri telefoni (Android, n.d.r.)".

Nel lungo commento pubblicato da Smith a questo indirizzo, si fa riferimento al presunto tentativo di Google di bloccare l'accesso ai contenuti di proprietà di editori o dei rispettivi autori (con riferimento al servizio "Books"). Stando a quanto affermato dalla società di Redmond, inoltre, Google impedirebbe ad alcuni siti web che pubblicano la sua casella di ricerca l'utilizzo dei "search box" di altre aziende.

In Google, frattanto, si resta ottimisti circa i risultati che emergeranno a conclusione delle indagini avviate dalla Commissione Europea. "Noi continueremo a discutere il caso in sede europea e saremo ben lieti di spiegare a tutti come funziona il nostro business".


da il software.it articolo di Michele Nasi  http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?id=7212

Il commento a caldo:
"La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta."  

Theodor W. Adorno (1903-1969), filosofo sociologo e compositore tedesco.

ANNOZERO, Balzani: l'Italia non ha bisogno del nucleare!

Telecom Italia e il Peer To Peer

Telecom Italia comunica agli utenti che verranno applicate delle limitazioni nell'utilizzo delle linee Adsl, relativamente al traffico peer to peer.



Questo è il comunicato: 

"Nel rispetto del principio di parità di trattamento e ove necessario, [Telecom Italia] si riserva la facoltà di introdurre per tutte le offerte e/o i profili commerciali che prevedono traffico dati su tecnologia Adsl, meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all'uso delle risorse di rete disponibili.
A tal fine Telecom Italia potrà limitare la velocità di connessione a Internet, intervenendo sulle applicazioni che determinano un maggior consumo di banda (peer to peer, file sharing ecc.), limitando la banda destinata a tali applicazioni ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM.
Per questo è previsto anche l'aggiornamento delle Condizioni Generali di Contratto dell'offerta Adsl di Telecom Italia dal 1° marzo 2011".

Giustamente alcune associazioni di consumatori (Acu, Altroconsumo, Codici e La Casa del Consumatore) hanno protestato inviando una lettera di diffida a Telecom Italia richiedendo, appunto, che non sia applicata la clausola diretta ad applicare quanto riportato nel comunicato.
Altroconsumo: "Oltre allo squilibrio contrattuale tra le parti, di per sé illegittimo, gli utenti saranno in condizione di non sapere in anticipo quando l'operatore applicherà le limitazioni di servizio e probabilmente nemmeno dopo averle subite, rendendo così impossibile l'eventualità di vedere riconosciuti i propri diritti".


Come molti altri provider che in Italia offrono servizi ADSL e che filtrano il traffico P2P anche Telecom Italia quindi si appresta a questa crociata.
Sarà che le linee, antiquate e non all'avanguardia, non supportino più il traffico (sottostimato) che l'operatore principale offre? 
Ma a questo punto, se io consumatore pago un prezzo per un certo servizio, qualora il servizio venga limitato per motivi legati esclusivamente ad esigenze del provider, non dovrebbe cambiare, proporzionalmente, anche il costo dell'abbonamento?
Oppure, come accade spesso in questo nostro paese, onori a uno e oneri a tutti gli altri?
da musculus, articolo di 
Avanguardia Visionaria 

Il Commento a caldo:
Niente di strano... per la TELECOM, una truffa come un' altra!

ZEITGEIST moving forward

Introduzione alla Permacultura