Tra abolizione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali), scadenze dellalegge Ronchi, e ora anche il referendum, il futuro della gestione dell'acqua avra' di fronte a se' un anno intenso.
Una questione che riguarda oltre 56 milioni di cittadini, regolati da 92 Ato.
Le regioni dopo la proroga di un anno dell'abolizione degli Ato contenuta nel decreto Milleproroghe, dovranno pensare a un 'supplente' di questi distretti idrografici.
In media ogni Ato, per il settore idrico, riguarda oltre 600.000 cittadini (617.094). Alla quota delle gestioni mancano pero' 23 affidamenti, sono affidate 69 (32 al nord, 17 al centro, 20 al sud).
I 92 Ato sono suddivisi tra 45 al nord, 19 al centro, 28 al sud. In totale le societa' affidatarie sono 114 (74 al nord, 19 al centro, e 21 al sud), la media nazionale e' di 1,7 per ogni Ato.
Per le scadenze legate al dl Ronchi, non oggetto di proroga, si parte dalle modalita' dell'affidamento. Le date limite sono due: la fine del 2010 per l'affidamento diretto non seguendo le normative Ue; la fine del 2011 seguendo le indicazioni Ue (si prosegue poi con altre regole al 2013 e al 2015).
I due provvedimenti nascono da esigenze diverse: per gli Ato il legislatore intendeva porre un freno ai costi della politica, mentre con il dl Ronchi ci si allinea alle direttive Ue.
Lo scorso 12 gennaio la Corte Costituzionale ha ammesso due dei quattro quesiti proposti. Quello centrale nel dibatitto riguarda l'eliminazione del profitto dalla gestione del servizio idrico legato alla determinazione della tariffa in base al capitale investito.
Lo scorso 12 gennaio la Corte Costituzionale ha ammesso due dei quattro quesiti proposti. Quello centrale nel dibatitto riguarda l'eliminazione del profitto dalla gestione del servizio idrico legato alla determinazione della tariffa in base al capitale investito.
Il commento a caldo:
L’acqua è un diritto di tutti, come la vita.
Le due cose sono abbastanza legate.


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