sabato 19 febbraio 2011

Berlusconi ci vuole tutti zitti, subito legge bavaglio

Avanti tutta sulla giustizia: carriere separate per giudici e pm, doppio Csm, immunità parlamentare, alta corte di disciplina per le toghe e chi più ne ha più ne metta. «Non ci faremo intimidire», replica il presidente dell’Anm, Palamara, al Presidente del Consiglio. 

Ma per servire la sua vendetta, dopo il caso Ruby, il Cavaliere può giocare solo sull’effetto annuncio. Per la Lega, infatti, ogni diversivo - tipo grande riforma della giustizia - suonerebbe come atto di guerra: prima il federalismo, poi si parla d’altro. Il patto tra Silvio e Umberto (una riforma a te e una legge ad personam a me) regge. 
Il voto contrario dei ministri leghisti alla festa nazionale per l’Unità d’Italia del 17 marzo non la scalfisce. Il rilancio in grande stile della legge bavaglio, la responsabilità civile dei magistrati, l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento costituiscono ingredienti della rivoluzione liberale che il Cavaliere rispolvera nel tentativo di ridare smalto al suo governo. 
Ma le priorità di Bossi non coincidono con quelle di Berlusconi che, per mostrare i muscoli a Napolitano, a Fini, all’opposizione, ai magistrati e via elencando - ostentazione di forza indispensabile per sedurre nuovi “responsabili” - deve affidarsi ad una relazione e no ad un concreto provvedimento. All’elenco di intenti illustrato ieri dal delfino Alfano e approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri. I disegni di legge? Verranno dopo. «Presto», promette Silvio, ma non dice quando. 
In attesa della «riunione straordinaria» del governo che dovrebbe approvare la riforma, il premier - intanto - insedia un comitato tecnico formato da ministri e da esperti che si dovrebbe riunire già martedì prossimo. I «tempi rapidi» che minaccia il presidente del Consiglio? Tornano in mente gli annunci del 6 ottobre 2010. 
L’ENNESIMO ANNUNCIO All’indomani della prima fiducia post strappo di Fini il premier mise in calendario consigli dei ministri a raffica per varare una miriade di grandi riforme. «Il prossimo riguarderà la giustizia», spiegò Silvio, da Palazzo Grazioli, durante la conferenza stampa di quel tardo pomeriggio. 
Quattro mesi dopo il premier riformula l’annuncio. Troppa carne al fuoco, però, sembra messa lì apposta per annebbiare gli obiettivi salva-premier che si nascondono tra le maglie della rivoluzione «di civiltà» promessa sulla giustizia.
LaCrudaCitazione:
"Aiutateci, signori giudici, con la vostra sentenza, aiutate i morti che si sono sacrificati e aiutate i vivi a difendere questa Costituzione, che vuole dare a tutti i cittadini del nostro Paese pari giustizia e pari dignità".

Piero Calamandrei

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