Aveva accusato le autorità di Pechino di perseguire la "politica del figlio unico" con sterilizzazioni e aborti forzati. Ora, dopo quattro anni di prigione, è sorvegliato 24 ore su 24 e non può uscire dalla sua abitazione. Il suo è un altro caso di detenzione illegale, dopo quello del premio Nobel Liu Xiaobo.
L’attivista per i diritti umani Chen Guangcheng accusa di nuovo il governo cinese. In un video di un’ora girato segretamente dalla moglie, Yuan Weijing, e rilasciato dall’associazione americana China Aid, l’avvocato non vedente Guangcheng afferma di essere stato messo agli arresti domiciliari senza esplicite imputazioni e senza essere stato regolarmente processato. Le linee telefoniche, continua, gli sono state tagliate e né lui né sua moglie possono mettere piede fuori casa. Solo a sua madre è permesso di andare a fare la spesa. Guardie e macchine governative bloccano l’accesso all’abitazione e viene minacciato chiunque cerchi di mettersi in contatto con loro.
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