sabato 26 febbraio 2011

La mia Verità sulla Memoria dell'Acqua


Jacques Benveniste con la collaborazione di François Cote 

Cavendish Laboratory Cambridge University, UK, marzo 2005

Edizione italiana a cura di Maria Cristina Lucchetta, Carlo Casu e 
Jérôme Benveniste

Il libro postumo di Jacque Benveniste "La mia Verità sulla Memoria dell'Acqua" è edito in 
Italia da Macoredizioni. Il libro è stato presentato in 
occasione del convegno "Sette anni di 
lavori sulle Frontiere della scienza con Giuliano Preparata e 
Jacques Benveniste», svoltosi il  
14 dicembre 2006 presso il dipartimento di Chimica 
dell'Università La Sapienza di Roma.
Nel libro, già pubblicato in Francia ed in altri Paesi del 

Mondo, Benveniste non si limita ad esporre la natura delle 

sue ricerche ma chiarisce i meccanismi di un universo 

scientifico ove le posizioni mediatiche e di potere paiono 

spesso avere il sopravvento sul semplice metodo 

sperimentale. 

Lo scienziato francese, scomparso nell'ottobre del 2004, è noto al mondo intero per i suoi 
studi sulla cosiddetta Memoria dell'Acqua, sulle alte diluizioni, ovvero sul principio fondante 
dell'Omeopatia e, soprattutto, sui campi elettromagnetici e le loro applicazioni in medicina. I 
suoi lavori hanno provocato una viva controversia scientifica negli anni 80 e 90. 

Dopo la sua morte, i figli hanno fondato un'associazione a sostegno del proseguimento delle 

ricerche dello scienziato.

Nel libro, già pubblicato in Francia ed in altri Paesi del Mondo, Benveniste non si limita ad 

esporre la natura delle sue ricerche ma chiarisce i meccanismi di un universo scientifico 

ove le posizioni mediatiche e di potere paiono spesso avere il sopravvento sul semplice 

metodo sperimentale. 

Il libro testimonia una tra le più affascinanti e innovative scoperte scientifiche in campo 

biologico del nostro tempo, una questione oggi riaperta da recenti sviluppi tecnologici. 

Scritto in un linguaggio chiaro, immediato, intelligente e rapido, «La Mia Verità sulla 

Memoria dell'Acqua» si fa leggere agilmente come un romanzo, offrendo al contempo una 

panoramica di quel rigore, quella serietà e pure quell'ironia ed autoironia che fanno di 

Benveniste un grande uomo oltre che un grande scienziato. 




Prefazione a cura del professor Brian D. Josephson

Ho incontrato Jacques Benveniste per la prima volta in 

occasione di una conferenza che si 

tenne alle Bermuda, nei mesi che precedettero la 

pubblicazione del suo controverso 

articolo apparso su Nature nel 1988, quando ero ben lontano 

dall'immaginare la piega che 

avrebbero preso gli eventi. In seguito, siamo rimasti sempre in contatto e Jacques mi ha 

tenuto costantemente informato sui progressi delle sue ricerche. Nel marzo del 1999, su mio 

espresso invito, ha tenuto una conferenza a Cambridge nell'ambito di un convegno di 

interesse generale organizzato dal dipartimento di fisica. Lo avevamo convinto a parlare 

delle sue ricerche, consapevoli del loro interesse scientifico e delle potenziali conseguenze 

legate ai risultati ottenuti. Le sue ultime scoperte non era-no meno sorprendenti. Ma non per 

il laboratorio di Cavendish di Cambridge che è stato palcoscenico di numerose e 

stupefacenti scoperte, nel corso degli ultimi centoventicinque anni. E per questo, benché i 

suoi lavori facessero discutere, suscitando controversie, avevamo deciso di non allinearci 

alle opinioni dominanti nella comunità scientifica e pertanto di non ignorare né censurare 

tali ricerche. Durante il suo intervento, Jacques Benveniste presentò alcuni esperimenti nel 

corso dei quali, un segnale biologico registrato sul disco rigido di un computer veniva 

trasmesso, via internet, a un altro laboratorio sperimentale dove gli effetti specifici della 

molecola d'origine venivano trasferiti a un sistema biologico. Con la strumentazione che 

aveva portato con sé, Benveniste riprodusse, davanti ai nostri occhi, gli esperimenti più 

recenti che aveva compiuto, che si rivelarono assolutamente convincenti, tenuto conto del 

limitato tempo a nostra disposizione. La conferenza è documentata da un filmato realizzato 

nel nostro laboratorio che ci proponevamo di rendere noto nel futuro, non appena fosse stato 

consegnato il premio Nobel a Jacques Benveniste "per aver chiarito i meccanismi biologici 

relativi alla struttura dell'acqua". Ed è veramente un peccato che tale onorificenza sia 

riservata soltanto agli scienziati ancora viventi. Sono convinto che il contributo scientifico 

del dottor Benveniste sarà un giorno riconosciuto come giustamente merita.

Che cosa ci dice la scienza sulla possibilità dell'esistenza di una "memoria dell'acqua"? Gli 

scienziati hanno poche conoscenze sull'argomento "acqua" e ne possiedono una visione 

tendenzialmente ingenua: un liquido composto da molecole di H20 più o meno isolate, in 

movimento. In realtà l'acqua è un fenomeno di gran lunga più complesso, con molecole 

singole che si raggruppano temporaneamente a formare una struttura reticolare; che tali 

molecole possano interagire dando luogo a un meccanismo che consenta all'acqua di avere 

una "memoria" non ha nulla di sorprendente. Ma questo vale per scienziati ben informati 

sull'argomento che non sottovalutano la possibilità della sua esistenza. Anche in campo 

biologico l'importanza di tale struttura è riconosciuta soltanto da scienziati aggiornati. Per 

finire, desidero sottolineare le qualità personali di Jacques Benveniste, la determinazione 

nel portare avanti le sue ricerche malgrado tutti gli ostacoli incontrati, senza mai perdere il 

senso dell'umorismo. Quanti si ostinano a credere che Benveniste avesse inevitabilmente 

firmato la sua condanna al declino e all'oblio, nel momento stesso in cui si era avventurato 

al di là dei campi convenzionali di ricerca, nei quali aveva ottenuto tanta approvazione e 

successo, si sbagliano totalmente e commettono, senza ombra di dubbio, un grave errore. 

Brian D. Josephson

Il professore Brian Josephson è stato insignito del premio Nobel per la fisica nel 1973 per i 

suoi lavori sui superconduttori accoppiati, definiti anche "effetto Josephson". Josephson 

lavora presso il prestigioso laboratorio Cavendish dell'Università di Cambridge. 

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