Cavendish Laboratory Cambridge University, UK, marzo 2005
Edizione italiana a cura di Maria Cristina Lucchetta, Carlo Casu e
Jérôme Benveniste
Il libro postumo di Jacque Benveniste "La mia Verità sulla Memoria dell'Acqua" è edito in
occasione del convegno "Sette anni di
lavori sulle Frontiere della scienza con Giuliano Preparata e
Jacques Benveniste», svoltosi il
14 dicembre 2006 presso il dipartimento di Chimica
dell'Università La Sapienza di Roma.
Nel libro, già pubblicato in Francia ed in altri Paesi del
Mondo, Benveniste non si limita ad esporre la natura delle
sue ricerche ma chiarisce i meccanismi di un universo
scientifico ove le posizioni mediatiche e di potere paiono
spesso avere il sopravvento sul semplice metodo
sperimentale.
Lo scienziato francese, scomparso nell'ottobre del 2004, è noto al mondo intero per i suoi
studi sulla cosiddetta Memoria dell'Acqua, sulle alte diluizioni, ovvero sul principio fondante
dell'Omeopatia e, soprattutto, sui campi elettromagnetici e le loro applicazioni in medicina. I
suoi lavori hanno provocato una viva controversia scientifica negli anni 80 e 90.
Dopo la sua morte, i figli hanno fondato un'associazione a sostegno del proseguimento delle
ricerche dello scienziato.
Nel libro, già pubblicato in Francia ed in altri Paesi del Mondo, Benveniste non si limita ad
esporre la natura delle sue ricerche ma chiarisce i meccanismi di un universo scientifico
ove le posizioni mediatiche e di potere paiono spesso avere il sopravvento sul semplice
metodo sperimentale.
Il libro testimonia una tra le più affascinanti e innovative scoperte scientifiche in campo
biologico del nostro tempo, una questione oggi riaperta da recenti sviluppi tecnologici.
Scritto in un linguaggio chiaro, immediato, intelligente e rapido, «La Mia Verità sulla
Memoria dell'Acqua» si fa leggere agilmente come un romanzo, offrendo al contempo una
panoramica di quel rigore, quella serietà e pure quell'ironia ed autoironia che fanno di
Benveniste un grande uomo oltre che un grande scienziato.
Ho incontrato Jacques Benveniste per la prima volta in
occasione di una conferenza che si
tenne alle Bermuda, nei mesi che precedettero la
pubblicazione del suo controverso
articolo apparso su Nature nel 1988, quando ero ben lontano
dall'immaginare la piega che
avrebbero preso gli eventi. In seguito, siamo rimasti sempre in contatto e Jacques mi ha
tenuto costantemente informato sui progressi delle sue ricerche. Nel marzo del 1999, su mio
espresso invito, ha tenuto una conferenza a Cambridge nell'ambito di un convegno di
interesse generale organizzato dal dipartimento di fisica. Lo avevamo convinto a parlare
delle sue ricerche, consapevoli del loro interesse scientifico e delle potenziali conseguenze
legate ai risultati ottenuti. Le sue ultime scoperte non era-no meno sorprendenti. Ma non per
il laboratorio di Cavendish di Cambridge che è stato palcoscenico di numerose e
stupefacenti scoperte, nel corso degli ultimi centoventicinque anni. E per questo, benché i
suoi lavori facessero discutere, suscitando controversie, avevamo deciso di non allinearci
alle opinioni dominanti nella comunità scientifica e pertanto di non ignorare né censurare
tali ricerche. Durante il suo intervento, Jacques Benveniste presentò alcuni esperimenti nel
corso dei quali, un segnale biologico registrato sul disco rigido di un computer veniva
trasmesso, via internet, a un altro laboratorio sperimentale dove gli effetti specifici della
molecola d'origine venivano trasferiti a un sistema biologico. Con la strumentazione che
aveva portato con sé, Benveniste riprodusse, davanti ai nostri occhi, gli esperimenti più
recenti che aveva compiuto, che si rivelarono assolutamente convincenti, tenuto conto del
limitato tempo a nostra disposizione. La conferenza è documentata da un filmato realizzato
nel nostro laboratorio che ci proponevamo di rendere noto nel futuro, non appena fosse stato
consegnato il premio Nobel a Jacques Benveniste "per aver chiarito i meccanismi biologici
relativi alla struttura dell'acqua". Ed è veramente un peccato che tale onorificenza sia
riservata soltanto agli scienziati ancora viventi. Sono convinto che il contributo scientifico
del dottor Benveniste sarà un giorno riconosciuto come giustamente merita.
Che cosa ci dice la scienza sulla possibilità dell'esistenza di una "memoria dell'acqua"? Gli
scienziati hanno poche conoscenze sull'argomento "acqua" e ne possiedono una visione
tendenzialmente ingenua: un liquido composto da molecole di H20 più o meno isolate, in
movimento. In realtà l'acqua è un fenomeno di gran lunga più complesso, con molecole
singole che si raggruppano temporaneamente a formare una struttura reticolare; che tali
molecole possano interagire dando luogo a un meccanismo che consenta all'acqua di avere
una "memoria" non ha nulla di sorprendente. Ma questo vale per scienziati ben informati
sull'argomento che non sottovalutano la possibilità della sua esistenza. Anche in campo
biologico l'importanza di tale struttura è riconosciuta soltanto da scienziati aggiornati. Per
finire, desidero sottolineare le qualità personali di Jacques Benveniste, la determinazione
nel portare avanti le sue ricerche malgrado tutti gli ostacoli incontrati, senza mai perdere il
senso dell'umorismo. Quanti si ostinano a credere che Benveniste avesse inevitabilmente
firmato la sua condanna al declino e all'oblio, nel momento stesso in cui si era avventurato
al di là dei campi convenzionali di ricerca, nei quali aveva ottenuto tanta approvazione e
successo, si sbagliano totalmente e commettono, senza ombra di dubbio, un grave errore.
Brian D. Josephson
Il professore Brian Josephson è stato insignito del premio Nobel per la fisica nel 1973 per i
suoi lavori sui superconduttori accoppiati, definiti anche "effetto Josephson". Josephson
lavora presso il prestigioso laboratorio Cavendish dell'Università di Cambridge.


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