martedì 15 febbraio 2011

LA QUESTIONE MORALE

Il diavolo e l'acquasanta, la cicala e la formica, Atene e Sparta...
...e chissa' quanti altri dualismi si potrebbero spendere per definire il Derby D'Italia, Inter Juve. Una rivalita' che va oltre gli aspetti prettamente sportivi.

Due filosofie di vita e di sport che si confrontano e si scontrano senza neanche provare a capirsi.
Due famiglie che piu' differenti non potrebbero essere, un'odio che affonda le sue radici in tempi lontani.
Un famoso Juventus-Inter 9-1 con Sivori e Charles ad umilare i ragazzi della primavera dell'Inter, mandati in campo per protesta.
Fu quello il primo tentativo della famiglia Moratti di contrastare il dominio della famiglia Agnelli nel calcio italiano.

Angelo Moratti  si ribello' ad una decisione della CAF ordinando all'allenatore di far scendere in campo i ragazzini della primavera.
Il campionato 1960-1961 fu il primo che vide un testa a testa per lo scudetto fra juventus  e inter.
Il 16 aprile ci fu lo scontro diretto a Torino 
ma la partita fu sospesa per un'invasione di campo.
La commissione che doveva giudicare l'espisodio concesse lo 0 a 2 a tavolino all'Inter, che cosi' aveva la strada spianata verso lo scudetto.
Ma la Caf in appello cambio' il verdetto ordinando la ripetizione della gara.
Angelo Moratti ando' su tutte le furie ritenendo che Umberto Agnelli,presidente della Juve,avesse pesantemente influenzato la commissione.Da qui la clamorosa decisione.
Il primo grande strappo.Un chiaro messaggio:"Noi possiamo ancora vincere (la partita si doveva rigiocare n.d.r), ma non lo vogliamo fare,non ci mettiamo sullo stesso vostro piano".
Questa sbandierata “superiorita  morale e” sempre stata un'ossessione della famiglia Moratti, esacerbata in quel lontano campionato da Sivori: in quel famoso 9 a 1, il fuoriclasse argentino si prese gioco dei ragazzi dell'Inter irridendondoli con una spocchia che Angelo Moratti non riusci' mai a dimenticare.
La faccia livida di rabbia di suo figlio Massimo in tribuna il giorno del fallo di Iuliano su Ronaldo  ne e' una chiara prosecuzione.

Come il padre prima di lui, anche Massimo Moratti non digerì mai l’episodio.
Lo ha sempre visto come la punta di un iceberg di ingiustizie perpretate ai suoi danni dalla lobby arbitri-Agnelli.
Questa rabbia sommata alla frustrazione di 10 anni di scelte sbagliate (la cessione al Real Madrid di Roberto Carlos solo per citare la piu' clamorosa), 
hanno partorito l’informe Calciopoli.
E l'Inter  si e' messa sullo stesso piano.
Per reagire ad una serie di piccole ingiustizie ha messo in moto una macchina infernale volta ad annientare il nemico di sempre.
Ci aveva provato con mezzucci da piccolo crimanale Massimo; aveva addirittura usato dei passaporti falsi per schierare una squadra ancora piu' competitiva: Recoba ha giocato per anni con un passaporto falso.
Lo stesso giorno del famoso episodio di Ronaldo il giocatore uruguagio scese in campo senza avere i titoli per farlo.
Ma la MORALITA' dell'Inter non era in discussione.
Avevano un credito illimitato il petroliere e i suoi amici e cosi' si sono sentiti in diritto di dare sfogo alla loro genetica frustrazione.
Calciopoli e'  infatti  figlia della  frustrazione, ma anche di un calcio malato.
Eliminando Moggi e la Juventus i benpensanti credevano di aver voltato pagina.
Quindi L'InterTelecom  ha intercettato tutti e poi ha fatto una bella cernita:
Il colonnello dei carabinieri Auricchio, che seleziono' le telefonate intercettate lo fece seguendo schemi misteriosi...


Nacque cosi' un'inchiesta fasulla che porto' ad un processo sportivo, ridicolo. La Juventus  attuò quello che sembrò una difesa  “da strano interludio".
Gli  avvocati, furono inadeguati quasi quanto Moggi, che si era lasciato andare a fanciulleschi quanto inutili comportamenti.
La serie b per la Juve fu per Moratti e la sua cricca l'agognata rivincita!
La rabbia del padre Angelo era stata riscattata, l’antico 9-1 era stato vendicato.
Vedere i bianconeri giocare a Crotone sara' stata una soddisfazione enorme per tutti gli interisti.
E’ chissà se sarà servito anche ad alleviare le sofferenze  per le numerose delusioni sportive di cui la storia nerazzurra è colma:




Il piccolo riscatto della Juve dell’altra sera non e' nulla, una goccia nel mare.
Moratti ha rimestato nel torbido e si e' messo sullo stesso livello di quella commissione farlocca del ’60.
Allora Umberto Agnelli era presidente FGIC e durante Calciopoli c’era un certo Guido Rossi, membro del consiglio di amministrazione dell'Inter.
Resta un dato e cioè  che la tanto sbandierata moralita' dell' INTERTELECOM non e' mai esistita. Non c’erano e non ci sono i presupposti.


...Comunque la società di Corso Gali­leo Ferraris fa notare come dal materiale probatorio prodotto nel procedimento penale presso il tribunale di Napoli rilevi una fit­ta rete di contatti tra esponenti della società beneficiata dell’as­segnazione a tavolino del titolo e tesserati del settore arbitrale: rapporti che minano, a giudizio della Juve, i presupposti dell’assegnazione dello scudetto da par­te della giustizia sportiva, morti­ficando il principio cristallizzato nella premessa del documento, per cui il movimento sportivo si fonda sulla«lealtà tra e nei con­fronti degli affiliati, nonché sulla equità e parità di trattamento».
Seguiremo gli sviluppi...



LaCrudaRealtà è che l’unico vero mistero resta il perchè la Juventus non si sia difesa  nel processo del 2006, a meno che non si dia credito alla "teoria dell' Avvicendamento" ai vertici di una presunta Loggia occulta che presumibilmente manipola il calcio italiano da sempre.




E poi ci sarebbe..

Giustizia sportiva: ecco le carte trasmesse alla procura federale.
Quando cominciò a mettere in ordine i vari faldoni di un calcio impazzito, Francesco Saverio Borrelli mise l’accento su un capitolo che gli stava particolarmente a cuore. Il pallone tremava fra i passaggi di Calciopoli, ma oltre alle intercettazioni e agli interrogatori dei protagonisti di quei giorni, il capo degli 007 della Figc puntò il dito sul via vai dei trasferimenti, plusvalenze comprese. Così, dalla denuncia di un ragazzo conteso fra i grandi solo a bilancio, Simone Brunelli, l’ex procuratore generale di Milano si imbattè in scambi sempre più frequenti di cartellini a prezzi gonfiati ad ogni giro. Il resto lo fecero le procure della repubblica di mezza Italia e, oggi, il quadro investigativo appare più chiaro. Un passo avanti lo ha fatto l’indagine milanese sui presunti falsi bilanci di Inter e Milan, al lavoro sono ancora i pm di Genova, Torino e Roma. Ieri, un nuovo scossone, in parte conosciuto (la relazione della Covisoc sull’Inter e l’iscrizione al campionato) che ha ripuntato i riflettori su un fenomeno datato di anni.


Plusvalenze che rispecchiano la realtà (il valore del campo da gioco) o escamotage per rifare il trucco ai conti in disordine e, grazie a questo, saltare il fosso dell’iscrizione ai campionati? Se il verdetto dovesse arrivare dalla fase investigativa degli 007 della Figc, la seconda parte dell’interrogativo vincerebbe a mani basse. Sul tavolo del procuratore federale della Federcalcio, Stefano Palazzi (sarà così almeno fino al primo luglio, poi al vertice della nascente Superprocura potrebbe avvenire una rivoluzione), da qualche giorno giace il faldone, chiuso, dell’indagine di Borrelli e dei suoi vice. Un’inchiesta che non contempla il lavoro tecnico svolto dalla Covisoc su richiesta del pm Nocerino di Milano, ma che, a detta degli 007 federali, contiene materiale tale da rinforzare la tesi della plusvalenza fittizia.


Inter e Milan al centro di uno scambio di ragazzi dalle belle speranze e poco più iscritti a bilancio a cifre vertiginose considerando, appunto, la genesi della carriera dei nomi coinvolti: a questa conclusione è arrivato l’Ufficio Indagini, pronto a scrivere la parola fine anche al lavoro in via di definizione per gli altri club coinvolti (dalle procure di Genova, Roma e Torino deve arrivare ancora del materiale in via Po). Dal faldone dell’inchiesta investigativa al compito della giustizia sportiva, però, il percorso appare fitto di svolte ancora indecifrabili. Intanto, i tempi perché possa scattare o meno l’istituto della prescrizione di quattro anni per i dirigenti e di due per le società (con il nuovo codice si arriverà fino a otto). L’indagine della Figc sul cosiddetto «doping amministrativo» è fatta risalire al gennaio scorso tanto da lasciare aperti dubbi e interpretazioni: a quando risalgono le plusvalenze sotto esame, per quanti anni sarebbero state spalmate nei bilanci, quali le stagioni sportive di riferimento?



L’Inter (ma anche il Milan, seppur in parte minore) rischia una sanzione pesante se, tempi di prescrizione permettendo, le plusvalenze chiacchierate dovessero rivelarsi palesemente fittizie. In quel caso, l’illecito amministrativo diventerebbe un incubo e le pene (fino alla retrocessione) uno dei possibili sbocchi. La procura federale, intanto, sembra ad un bivio: o aspettare che sia la procura di Milano e, quindi, l’inchiesta penale, a finire il suo corso o procedere autonomamente con un eventuale deferimento dei protagonisti al centro del caso-plusvalenze magari dopo un ulteriore esame della situazione da chiedere a Borrelli. E, in quest’ultima ipotesi, farsi carico di dimostrare che quegli scambi fra giocatori sulla sponda milanese abbiano configurato un illecito.




K.E.Spada

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