mercoledì 16 febbraio 2011

L’Italia ha i vulcani, ma chiude i laboratori che li studiano. Così Chiara sceglie Cambridge

Chiara Petrone dirige da tre anni il laboratorio di Microsonda elettronica nella prestigiosa università inglese. In un Paese in cui non esistono crateri. Da noi, invece, ha avuto solo contratti precari. E quando ha lasciato Firenze l'ufficio in cui lavorava è stato chiuso per mancanza di fondi

Quanti vulcani ci sono nella contea di Cambridge? E in Gran Bretagna? Ovviamente nessuno, giusto qualche antica roccia lavica per gli amanti del genere. Però ci sono le università e i fondi per mandare avanti in laboratori di ricerca.

Chiara Petrone ne sa qualcosa. Da tre anni dirige il laboratorio di Microsonda elettronica della prestigiosa università inglese. La miscrosonda elettronica è uno strumento molto importante, che permette di determinare la composizione chimica di minerali e altri materiali inorganici con estrema precisione. Di laboratori come questo ce ne sono in tutta la Gran Bretagna, ma anche in Italia. Quello di Firenze, dove era Chiara, adesso ha chiuso. L’Italia è stata, usando un eufemismo, poco generosa con lei, fino ad ora. E poco attenta ad un settore di ricerca di cui il nostro Paese potrebbe davvero aver bisogno.


“I fenomeni geologici che studio sono concentrati in Messico, Sud America e ovviamente anche Italia. Non salvo vite, d’accordo, con il mio lavoro”, aggiunge. “Non prevedo neanche quando un’eruzione avverrà, perché non mi occupo dello stato attuale dei vulcani. Ho un compito diverso. Sono un po’ come una psicologa: studio la storia dei vulcani, e su questa base vado a ricostruirne il “carattere”, per provare a capire indirettamente che cosa succederà”. Una ricerca di base che certo non sarebbe inutile, nella terra dell’Etna dello Stromboli e del Vesuvio.
Il commento a caldo:
Basta dissipare risorse! Quelle umane poi, sono insostituibili.

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