giovedì 10 marzo 2011

La guerra alla scuola pubblica


Da altrenotizie.org  http://www.altrenotizie.org/index.php  articolo di Mariavittoria Orsolato

Liberta' vuol dire avere la possibilita' di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei
genitori. Così parlo' Berlusconi lo scorso 27 febbraio, smentendo come al solito il giorno seguente. Tanto e' bastato per riaccendere gli animi degli operatori scolastici e degli studenti che, dopo lapprovazione definitiva
della riforma Gelmini, torneranno in piazza il prossimo 12 marzo aggiungendo la loro istanza a quella della difesa della costituzione.
Mentre infatti la scuola pubblica agonizza sotto il tagli imposti dal nuovo corso, il Governo pensa ad istituzionalizzare il buono scuola per gli istituti privati. Dal 2000 - anno in cui venne creato ad hoc dal presidente della Lombardia Formigoni, per compiacere il suo elettorato cattolico - listituto del buono scuola per le famiglie degli studenti delle scuole private (cattoliche in maggioranza) ha conquistato anche Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte. Questo incentivo, pagato ovviamente anche da chi i figli li manda alla scuola pubblica, non e' in realta' riuscito ad incidere sulle iscrizioni alle paritarie ma rimane un ottimo strumento politico per accattivarsi lindulgenza del Vaticano.
Unindulgenza piu' che mai necessaria dopo gli scandali del bunga-bunga e che, solo nel 2005, e' costata al bilancio 500 milioni di euro. Se il buono scuola venisse esteso a tutto il territorio nazionale, servirebbero almeno tre riforme Gelmini per coprire il buco. Ma, come dicevamo, si tratta fortunatamente solo di becera propaganda.
Nel frattempo a Palazzo della Minerva si continua a limare sugli esuberi. La prossima ondata di tagli, prevista per lanno scolastico 2011/2012, prevede 19.700 cattedre in meno e un esercito di professori di medie e superiori, circa 27.400, pensionati ma non sostituiti. Le regioni piu' colpite dalle nuove disposizioni saranno quelle meridionali e le isole, dove per il prossimo anno il Miur stima un calo nelle 

iscrizioni, ma secondo i calcoli del Ministero questo repulisti servira' a ricollocare i 30.000 precari in attesa di una cattedra.
I toni di Maria Stella Gelmini sono ottimisti, il ministro parla di saldo in positivo ma per quanto riguarda il personale tecnico e amministrativo c’è un bel segno meno per 14.000 dipendenti. Stessa sorte tocca ai supplenti, i docenti meno tutelati, che in soli due anni - dal 2008 al 2010 - hanno visto svanire ben 25.000 contratti. Daltronde il budget stanziato dal Tesoro nella finanziaria si e' assottigliato ulteriormente, passando da 186 milioni di euro del 2008 a 127 milioni per il 2010.
A questo desolante panorama si aggiunga che nel biennio attuativo della riforma le classi di elementari, medie e superiori sono calate di 10.617 unita', con il risultato che in unaula vengono stipati anche 30 o 35 ragazzi. Il tutto in barba alle norme di sicurezza e alla qualit da'ella didattica, che per essere allaltezza del suo compito dovrebbe espletarsi in contesti molto meno dispersivi.

La crisi economica globale che, nelle motivazioni ufficiali, e' alla base di questo colossale ridimensionamento delleducazione pubblica, miete le sue vittime anche dopo che queste hanno chiuso i libri. Stando alle ultime rilevazioni di "Alma Laurea", sia i laureati brevi che quelli specialistici faticano sempre di piu' a trovare un contratto di lavoro: per i primi il tasso di disoccupazione e' al 16,2%, mentre per i secondi il dato e' ancor piu' paradossale, 17,7%.
Se infatti e' vero che i laureati posseggono strumenti culturali e professionali piu' affinati per reagire ai mutamenti di mercato e societa',  la realta' dei fatti vuole stipendi svalutati nel loro potere dacquisto e contratti precari come routine. Nonostante listruzione superiore sia ormai alla portata di tutte le classi sociali, si perpetrano le disparita' tra i ceti di provenienza, con il risultato che solo la rete di soci e clienti, vecchia di 2000 anni, riesce a dare reali speranze ai giovani neolaureati. Va da se' che a questa soluzione riescano ad accedere solo i cosiddetti figli di.
La pubblica istruzione in un regime democratico significa emancipazione, mobilita' sociale e sicurezza. La pubblica istruzione italiana targata Gelmini ha deliberatamente scelto di abiurare questi tre obiettivi in nome di un pareggio di bilancio che, dopo luscita dei dati sul debito pubblico (+200 miliardi solo nel 2010), risulta essere semmai un miraggio. Anche per questo il mondo della scuola ha deciso di tornare nuovamente in piazza dopo i tre mesi di mobilitazione che hanno preceduto lapprovazione della nuova legge sulluniversita'

Gli studenti e i docenti della penisola tengono a far sapere al premier, alla maggioranza e, perche' no, anche al mondo cattolico, che la scuola pubblica non inculca ma educa. E lo fa nonostante il Ministero si ostini a volerla rendere un colabrodo.
Il commento a caldo:
Se questi sedici anni di governo Berlusconi fossero un mostro, la riforma del sistema scolastico sarebbe di sicuro il buco del culo di questa orribile creatura.

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