venerdì 22 aprile 2011

Senza peli sulla lingua


L'imbroglio nucleare

All’immediato arrogante disprezzo di certi ministri – Prestigiacomo e Brunetta in particolare, che nell’angoscia suscitata dal disastro atomico giapponese hanno tacciato di “sciacallaggio” e “macabra polemica” il riemerso allarme per la legge del 2009 che autorizza nuove centrali nucleari in Italia –  si son degnamente appaiate le ridicolizzanti opinioni di certi filonuclearisti accaniti, in primis quel Chicco Testa già ecologista di Legambiente e ora presidente del Forum Nucleare Italiano, subito tesi a sviare lo sgomento della gente.
  Hanno infatti sostenuto costoro – all’immediato indomani del terremoto-tsunami giapponese con le prime migliaia di vittime sui video di tutto il mondo – che proprio di quei morti bisognava preoccuparsi! Altro che di quelli, ancora futuribili, dello scoppio atomico di Fukushima! Essendo irresponsabilmente strumentale, a loro irridente avviso, la preoccupazione per una fuga radioattiva di ancora limitata evidenza, mentre le stragi del mare dirompente fra le case erano ancora sui televisori e mentre divampavano ovunque le fiamme dei depositi di carburanti tradizionali, con le relative nubi venefiche ad annerire il cielo.
  Un imbroglio insomma, secondo costoro, l’eccitare la pubblica preoccupazione per il nucleare, quando i morti e le devastazioni sotto gli occhi erano dovuti a ben altri motivi.
  E certo che erano altri, i motivi! Motivi soprattutto legati ad eventi naturali come i terremoti e gli tsunami, eventi inevitabili e solo parzialmente rimediabili dall’intervento umano, in previsioni antecedenti ed in soccorsi successivi.
  Mentre le centrali nucleari che scoppiano e portano nel mondo lutti tremendi con le loro nubi radioattive non sono disastri naturali, né occorre per forza un disastro naturale per causarli. Li procura l’uomo, e sa di poterli procurare. Ne calcola al massimo i rischi, e al massimo appronta misure preventive di sperata protezione, oppure rimedi d’emergenza a disastro avvenuto.

E quei morti –  e ricordiamo la strage di Chernobyl in particolare – non li fa l’ineluttabile natura quando si dimostra più forte d’ogni volontà umana. Li fa l’opera dell’uomo, per imprudenza criminale o per cinismo di convenienza economica o per necessità energetica o per un qualunque altro motivo che non dipende dalla natura naturale.
  Dipende invece dalla natura umana, di quegli uomini che si giocano gl’immensi interessi del nucleare – anche e soprattutto economici, capaci di comprare e corrompere e imbrogliare in ogni direzione – sulla pelle di chi il loro sventurato calcolo potrà far morire di radioattività. Nelle atroci sofferenze di tumori non sopravvenuti come “naturali” cancri dell’organismo umano, ma provocati dal cancro degli umani interessi. 

Gli interessi peggiori, quelli che invocano le patrie per scatenare le guerre e che additano i morti dei disastri naturali per nascondere quelli dei disastri dell’umanità.

 La follia

Dai disastri atomici a quelli costituzionali. Nella “follia” – lucida però, se davvero venisse da un folle – che giorno dopo giorno sta scardinando i principi posti a fondamento della nostra repubblica democratica, le basi d’un regime parlamentare rappresentativo fondato sul reciproco bilanciamento e controllo dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

L’ultimo colpo – dopo aver ridotto il parlamento a una corte di sudditi osannanti, in ciò già realizzando la primazia dell’esecutivo sul legislativio – il “folle“ l’ha dato alla giustizia. O meglio, ai magistrati. Che per quanti difetti e colpe possa avere il mondo giudiziario in Italia, con la sua burocrazia asfissiante, le sue elefantiache lentezze e i suoi privilegi di casta – di tutto avrebbe avuto bisogno tranne che della sottomissione dell’attività inquirente ai voleri e poteri del governo.
  Quando un pubblico ministero – che è magistrato inquirente – finisce in pratica, come lo si vuol far finire, sotto l’indirizzo d’un’accusa non più obbligatoria ma con priorità compilate da una legge appositamente fatta da un parlamento già in mano all’esecutivo, ecco che chi governa ha in mano anche i tribunali. Che per quanto possano restare indipendenti i magistrati giudicanti, da giudicare avranno soltanto ciò che possa mandare in galera i soliti che ci son sempre andati.
  Ve lo ricordate il famoso piano di rinascita democratica del capo piduista Gelli? Ecco, non è più solo un piano. E non era solo follia.

Mario Cardinali

Il commento a caldo:
"Si nasce tutti pazzi. Alcuni lo restano."  Samuel Beckett, (1906-1989), autore drammatico e romanziere irlandese.

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