Da tracieloeterra.it http://www.traterraecielo.it/giornale/leggi.php?id=539 articolo di Maurizio Rovini
La pianificazione urbanistica può tener conto dell’ecologia del vivere e del bessere abitativo. Dal Comune di Faenza un nuovo
modo di progettare i quartieri con più vita sociale e ambiente.
Il motto del movimento ecologista “pensare globale, agire locale” sta facendo un salto di scala. Dalla realizzazione di case in bio-edilizia si sta spostando l’attenzione verso la realizzazione di eco-villaggi. Vi sembrerà una cosa già vista, ma non lo è. Se anni fa la spinta era quella del progetto comunitario, quindi con una forte motivazione dei partecipanti a creare una “comunità”, adesso questa scelta si configura come la costruzione di spazio che integra l’amore per l’ambiente e una socialità a livello, potremmo dire, “di quartiere”. Il modo migliore per realizzare il perfetto equilibrio tra il desiderio di abitare ecologico e quello di condividerlo, abbassando notevolmente i costi rispetto ad una edificazione isolata.
L'ostacolo dei nuovi insediamenti ecologici però è quello di superare i problemi burocratici. Nei piani regolatori comunali non sono ancora previsti incentivi per costruire in bioedilizia, gli uffici tecnici si preoccupano di mantenere una certa omologazione e uniformità normativa, che non tiene conto della validità del progetto, sia dal punto di vista energetico, che dal punto di vista estetico e non considerano il fattore “densità abitativa” , vista da una certa urbanistica come speculazione edilizia ed è combattuta con l’abbassamento degli indici d’edificabilità. Come diretta conseguenza si ha lo spreco di terreno agricolo e l'assenza di relazioni umane e urbane, tipiche delle villette a schiera e dei condomini.
L'ostacolo dei nuovi insediamenti ecologici però è quello di superare i problemi burocratici. Nei piani regolatori comunali non sono ancora previsti incentivi per costruire in bioedilizia, gli uffici tecnici si preoccupano di mantenere una certa omologazione e uniformità normativa, che non tiene conto della validità del progetto, sia dal punto di vista energetico, che dal punto di vista estetico e non considerano il fattore “densità abitativa” , vista da una certa urbanistica come speculazione edilizia ed è combattuta con l’abbassamento degli indici d’edificabilità. Come diretta conseguenza si ha lo spreco di terreno agricolo e l'assenza di relazioni umane e urbane, tipiche delle villette a schiera e dei condomini.
Particolarmente interessanti si rivelano i piani regolatori che si focalizzano sulla sostenibilità ambientale, economica e umana dei nuovi insediamenti. Il piano regolatore di Faenza, in provincia di Ravenna, ne è un esempio. Nel 1999 vinse un Primo Premio di un concorso nazionale dell’Enea e poi dal 2001 ha vinto vari premi europei con menzione speciale dal Consiglio europeo degli urbanisti. Esso continua ad essere considerato uno dei più importanti in Europa per la qualità ambientale e l’innovazione urbanistica.
Per capire la qualità della progettazione urbanistica di questo Piano Regolatore “sostenibile” abbiamo intervistato Ennio Nonni, bio-urbanista, dirigente Settore Territorio del Comune di Faenza.
Prima di tutto che cosa è la Bio-Urbanistica?
La Biourbanistica è un termine nuovo che indica un passaggio di scala. Fino ad un certo punto la bioarchitettura si era occupata del singolo oggetto edilizio, ma trovava difficoltà quando incontrava l’ente pubblico. Nel 1995 alcuni urbanisti e architetti si sono resi conto che in bioarchitettura funziona l’oggetto, ma non il contesto. Occorreva quindi mettere le basi per una “pianificazione sostenibile”, per inserire i singoli oggetti edilizi in un contesto storico, estetico e funzionale dal punto di vista di risparmio energetico.
Per capire la qualità della progettazione urbanistica di questo Piano Regolatore “sostenibile” abbiamo intervistato Ennio Nonni, bio-urbanista, dirigente Settore Territorio del Comune di Faenza.
Prima di tutto che cosa è la Bio-Urbanistica?
La Biourbanistica è un termine nuovo che indica un passaggio di scala. Fino ad un certo punto la bioarchitettura si era occupata del singolo oggetto edilizio, ma trovava difficoltà quando incontrava l’ente pubblico. Nel 1995 alcuni urbanisti e architetti si sono resi conto che in bioarchitettura funziona l’oggetto, ma non il contesto. Occorreva quindi mettere le basi per una “pianificazione sostenibile”, per inserire i singoli oggetti edilizi in un contesto storico, estetico e funzionale dal punto di vista di risparmio energetico.
Il passaggio di scala è stato quello di progettare in bioarchitettura interi quartieri residenziali. Il vantaggio di Faenza è stato quello di dare incentivi in maniera che il privato è stato motivato a scegliere di costruire in bioedilizia: le città s’ingrandiscono in maniera casuale, mentre un certo grado d’addensamento rende migliore la vivibilità dei quartieri, come dimostrano i nostri centri storici.Quale ruolo hanno i cittadini nella progettazione biourbanistica?
Alla progettazione partecipa l’intera popolazione, attraverso gli strumenti di partecipazione che esistono già. Questo crea strutture più solide, pianificare è creare sistema con tutte le forze economiche, sociali e culturali. In più abbiamo coinvolto i ragazzi delle scuole per progettare i nuovi quartieri. Quando noi progettiamo un quartiere i ragazzi hanno un’idea più libera rispetto agli “esperti”, soprattutto per la forma e l’estetica. Questo modo di progettare rende più partecipi i cittadini sulle questioni di risparmio energetico.
Il discorso di sposta inevitabilmente sulla validità delle proposte invece che sui metri cubi.
Quanto pesa l’eredità culturale di un paese come il nostro (che ha 2500 anni di storia) nella progettazione di una città ecologica?
Questo è il nostro cavallo di battaglia. Guardare al passato per attingere alla ricchezza progettuale delle nostre città. I quartieri razionalisti di questo secolo non hanno tenuto conto di quest’eredità e hanno creato periferie anonime e malfunzionanti. Occorre vedere invece gli aggregati densi delle nostre città e tradurli in termini contemporanei dal punto di vista della sostenibilità. Le persone hanno bisogno di riconoscere i luoghi dove abitano, essere orgogliosi di abitare proprio in quel posto.
Come si possono accordare le scelte di risparmio energetico con leggi regionali di tutela del paesaggio come in Toscana che obbligano a mantenere il tetto in cotto?
Bisogna tener conto delle peculiarità dei luoghi. Le nuove città si stanno espandendo sommando azioni convergenti: sui pannelli solari ad esempio si possono proporre “torri energetiche” in cui si aggiunge anche il valore di un lavoro estetico, una sfida per designer, ingegneri e artisti. Una sorta di nuovi campanili della tecnologia, niente a che vedere però con le torri faro dei telefonini.
Come si possono accordare le scelte di risparmio energetico con leggi regionali di tutela del paesaggio come in Toscana che obbligano a mantenere il tetto in cotto?
Bisogna tener conto delle peculiarità dei luoghi. Le nuove città si stanno espandendo sommando azioni convergenti: sui pannelli solari ad esempio si possono proporre “torri energetiche” in cui si aggiunge anche il valore di un lavoro estetico, una sfida per designer, ingegneri e artisti. Una sorta di nuovi campanili della tecnologia, niente a che vedere però con le torri faro dei telefonini.
Più creatività e arte nella città ecologica…Queste azioni convergenti si fanno ragionando con gli artisti, in ogni quartiere esistono oggetti urbanistici che possono essere ripensati come oggetti artistici. Le cabine dell’Enel sono ridisegnate, come le cabine artistiche di Spagnolo. La Regione Emilia Romagna ha premiato questa procedura, perché l'ha ritenuta capace di valorizzare le periferie. Faenza può diventare un museo all’aperto d’arte contemporanea semplicemente riutilizzando angoli ed elementi marginali del paesaggio urbano.
Qual è il ruolo degli elementi naturali come l’acqua, nella progettazione biourbanistica?
Oltre la massima permeabilità dei suoli e il recupero integrale delle acque di pioggia, il passaggio di scala permette di creare bacini di laminazione all’interno del quartiere. L’acqua è trattenuta durante le piogge ed è rilasciata lentamente (laminazione) utilizzando leggere depressioni degli spazi pubblici, con l’effetto di avere giardini con acque superficiali. I tetti giardino poi abbassano notevolmente le temperature estive degli interni.
Quali i punti di contatto tra biourbanistica e Feng Shui, quest’ultimo inteso non come moda per vendere gadget o superstizione, ma come l’unica tradizione di costruzione delle città che ci giunge praticamente intatta dall’antichità?
La Biourbanistica non nasce oggi. Il territorio si esprime dalla storia e dai luoghi, saper leggere questa storia permette di progettare in bioarchitettura recuperando quelle leggi nascoste nei monumenti e nell’intervento dell’uomo del passato. Il passato ha bisogno di essere letto e riletto.
La Biourbanistica non nasce oggi. Il territorio si esprime dalla storia e dai luoghi, saper leggere questa storia permette di progettare in bioarchitettura recuperando quelle leggi nascoste nei monumenti e nell’intervento dell’uomo del passato. Il passato ha bisogno di essere letto e riletto.
Il commento a caldo:
...e questo è solo un esempio del futuro.
Futuro che tuttavia appare incerto, se guardiamo alla lungimiranza della maggior parte dei sindaci italiani... per non parlare della fauna ministeriale... bisognerà cambiarla prima o poi questa classe politica!




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