mercoledì 13 aprile 2011

Fukushima: è catastrofe

L'incidente è stato classificato al livello 7.

Gli scienziati del centro studi indipendente dell'Institute for science and international security (Isis) di Washington lo avevano previsto da subito, che il disastro nucleare di Fukushima Daiichi avrebbe toccato il livello 7 di pericolosità, come Chernobyl.
Nella scala Ines, il grado massimo coincide con le «ingenti quantità di materiale radioattivo, rilasciate da un impianto di grandi dimensioni, in un un'area molto vasta e con effetti acuti sulla salute della popolazione esposta e sull'ambiente, possibilmente anche in altri Stati».

Le previsioni apocalittiche

La fuga più massiccia di materiale radioattivo dai tempi di Chernobyl sarà molto più preoccupante di quella verificatasi a Three Mile Island, in Pennsylvania, nel 1979, il terzo incidente più grave nella storia delle centrali nucleari.
E anche se, rispetto alla tragedia ucraina del 1986 dovuta alle esplosioni rapide e violente del reattore, l'impatto sull'esterno delle emissioni lente di Fukushima è sembrato minore, le radiazioni rilasciate nel tempo sono comunque altissime.
CONTAMINAZIONE INARRESTABILE. Il 12 aprile, l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare lo ha ammesso. Mentre Tepco, la società che gestisce l'impianto, dopo un mese di cautele, reticenze ed errori di rilevazioni, per arginare gli allarmismi ha continuato a precisare che le conseguenze di Chernobyl non sono ancora paragonabili a quelle di Fukushima. Secondo l'azienda, le emissioni tossiche sono «appena il 10%» di quelle dell'impianto ucraino.
Il problema è che, anche prendendo per buona la dichiarazione, a Fukushima le radiazioni sono crescenti e inarrestabili. E, diversamente da Chernobyl e in misura molto maggiore di Three Mile Island, oltre che l'aria e il suolo, stanno contaminando l'Oceano Pacifico.

La scala Ines e il grande tasso di emissioni del livello 7


La classificazione Ines (International nuclear event scale) si basa appunto sulla crescente quantità di radiazioni tossiche: di conseguenza, il grado di gravità assegnato a Fukushima stride con il dato sulle emissioni comunicato dalla Tepco.
Nella scala internazionale, un disastro nucleare di livello 7, che indica la catastrofe, implica la fuga di una forte quantità di materiale radioattivo nell'ambiente. Una fuoriuscita che per Chernobyl  e Fukushima ha avuto tempistiche diverse, ma è stata ugualmente massiccia.
DAL GRADO 6 AL 5. Il livello 6 indica un incidente grave con significativo rilascio di emissioni che deve essere bloccato attraverso un piano programmato di contromisure. Mentre il livello 5 equivale a un incidente con una limitata fuoriuscita di radioattività, tale tuttavia da provocare ampie ripercussioni sul territorio. Dopo il quale, senza le dovute precauzioni, la popolazione è significativamente esposta ai rischi.
DAL LIVELLO 4 ALL'1. I livelli inferiori della scala Ines indicano, al quarto grado, guasti nucleari con conseguenze locali che, a parte il controllo degli alimenti, non comportano altre contromisure. Di terzo grado, invece, sono i danni, anche gravi, che contaminano però aree non abitate.
Il livello 2 e il livello 1, infine, riguardano soprattutto gli effetti sui dipendenti degli impianti coinvolti. Il primo caso indica un guasto nel quale i tecnici sono esposti a radiazioni maggiori del limite annuo stabilito per legge, ma senza subire altre conseguenze. Il secondo, invece, quantifica un'anomalia nel funzionamento della centrale, che provoca una sovraesposizione minima a radiazioni, ma senza alcuna ripercussione.

Chernobyl, Fukushima e Three Mile Island: radiazioni ed effetti

Nel 2005, a quasi 20 anni dal disastro di Chernobyl, un'equipe di scienziati Onu aveva stimato 4 mila morti presunte nell'arco di 80 anni, e 65 vittime accertate per le emissioni radioattive nell'ambiente.
IL RAPPORTO ONU SUI BAMBINI. Nel 2011, a 25 anni dalla tragedia, un altro rapporto delle Nazioni Unite ha calcolato circa 6 mila casi di cancro alla tiroide nei bambini esposti al fallout, la ricaduta di particelle tossiche.
Anche nel caso di Three Mile Island, nonostante gli studi ufficiali non abbiano accertato né morti né malattie dovuti alle radiazioni emesse nei cinque giorni che furono impiegati a bloccare le perdite, una ricerca dell'Università della North Carolina ha registrato un significativo aumento di tumori e leucemie infantili nella popolazione esposta.
LA DENUNCIA DI GREENPEACE. Greenpeace, che ha tacciato di inesattezze e approssimazione il rapporto Onu su Chernobyl, ha invece stimato 200 mila decessi e previsto 6 milioni di morti negli 80 anni dal disastro.
Per l'organizzazione non governativa, paragonare Fukushima alla catastrofe nucleare dell'ex Urss era già scontato da settimane.

TRE VOLTE CHERNOBYL. In contrasto con i dati rassicuranti forniti dalla Tepco, secondo uno studio commissionato da Greenpeace Germania all'esperto di sicurezza atomica Helmut Hirsch, che per le sue valutazioni è si basato sui dati dell'Agenzia governativa francese per la protezione da radiazioni (Irsn) e dell'Istituto centrale di meteorologia austriaco (Zamg), «la quantità totale di radionuclidi di iodio 131 e cesio 137 rilasciata a Fukushima tra l'11 e il 13 marzo 2011», equivaleva già «al triplo del valore minimo per classificare un incidente di livello 7».
Analogie e differenze dei tre incidenti più gravi della storia
Considerato il dibattito in corso sull'energia atomica, è indicativo riscontrare che, tutti e tre i casi di incidenti più gravi registrati in passato sono stati innescati da problemi del sistema di refrigerazione degli impianti.
Un punto debole delle centrali nucleari è, infatti, il basso tasso di conversione del calore in elettricità: il 30%, in confronto, per esempio, al 54% di un impianto a gas metano.

IL NEO DEL SURRISCALDAMENTO. La maggior parte del calore generato durante la fissione non viene dunque impiegato per produrre energia, ma deve essere smaltito per evitare il surriscaldamento del nucleo e la sua fusione, anche parziale, come nel caso dei reattori di Fukushima.
Ogni giorno, gli impianti devono pompare milioni di metri cubi di acqua, sia per raffreddare i reattori, sia per generare vapore per le turbine: le condutture, che nella centrale nipponica portano al mare, sono tra l'altro state un ulteriore vettore per la contaminazione dell'Oceano.
CHERNOBYL, L'INCENDIO DI GRAFITE. Sia nei reattori di Three Mile Island sia di Fukushima, che usavano come combustibile l'uranio arricchito, l'acqua è utilizzata anche come moderatore per la fissione.
Chernobyl, che al contrario funzionava con l'uranio naturale, aveva come moderatore la grafite: il conduttore che, incendiandosi, provocò la fusione totale del nucleo, accelerando le esplosioni a catena del reattore, le quali poi scoperchiarono il contenitore. Le radiazioni si propagarono rapidamente, a causa del vento.
L'ACQUA RADIOATTIVA. Rispetto a quello della centrale americana, il disastro ambientale del Giappone è più grave perché nei suoi reattori, di tipo Bwr, l'acqua bollente si trovava a diretto contatto con il combustibile.
Quelli di Three Mile Island, invece, erano, già all'epoca, ad acqua pressurizzata (Pwr), ossia composti da un doppio circuito idrico separato, solo il primo a contatto diretto con il nucleo.
La differenza è che, a Fukushima, i reattori avevano un funzionamento più semplice, ma hanno contaminato grandi quantità di acqua.
Il commento a caldo:
"Vivete per nel presente, sognate per l'avvenire, imparate dal passato."

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